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Verdicchi di Ripa Marchetti e Bucci

Davide e Giampiero mi segnalano di aver acquistato per l’enoteca, i vini di un produttore di Verdicchio dei Castelli di Jesi: Azienda Agricola Ripa Marchetti con vigneti in Maiolati Spontini (AN) località Roncone esposti a nord est a 300mt.slm, nel cuore della zona classica dei Castelli di Jesi.

 

Resto sorpreso da questa notizia poiché non conosco questo produttore nonostante ritenga avere un’ottima conoscenza praticamente di tutti i produttori di Verdicchio della zona Classica. Chiamo il produttore e scopro che ha acquistato da poco tempo i vigneti peraltro vecchi di 25 anni e produce 2 tipi di Verdicchio: il Capolino Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico e l’Apicus Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore.

 

Sono sempre molto cauto nei confronti dei nuovi produttori di Verdicchio, poiché stiamo parlando del più grande Bianco Italiano, un vino che ha la sua massima espressione esclusivamente nelle 2 zone vocate: Zona Classica dei Castelli di Jesi e Matelica. E’ uno dei pochi vini in grado di avere un rapporto stretto con il territorio. Come il Riesling, il Nebbiolo e il Pinot Noire non concede nulla di eccezionale fuori dal sua zona di elezione; ha inoltre il grande pregio di “restituire” il luogo dove nasce, cioè ha un rapporto talmente intimo con il terroir che nel bicchiere ne restituisce i profumi, le atmosfere, le sensazioni. Ha poi un rapporto con il tempo, nel senso che, i grandi Verdicchi, hanno la capacità di acquisire con il tempo complessità e fascino (ho degustato Verdicchi di 10, 15 20 anni).

 

Detto ciò vi segnalo che i due vini dell’Azienda Ripa Marchetti sono godibili ed hanno un buon rapporto qualità prezzo.

 

Il CAPOLINO 2010 è un Verdicchio leggiadro, fresco e vegetale al naso con tenui toni minerali e in bocca scorre fragrante con buona tensione acida e sapido finale (soutè di cozze e vongole, spaghetti allo scoglio).

 

Più serio e importante l’APICUS 2009, offre sentori di buccia di cedro e pesca, note di felce, ginestra e camomilla, in fondo rimanda a sensazioni minerali. Elegante e di personalità al palato, riporta ai toni dell’olfattiva condotti dallo slancio di godibile freschezza che testimonia l’esposizione a nord. Incisiva mineralità salina nell’ottimo allungo (Risotto alla pescatora, mazzancolle, verdure fritte). Entrambi i vini maturano in acciaio.

 

Parlando di Verdicchi vedo sugli scaffali dell’enoteca Dolce Vino, 2 grandi vini dell’Azienda BUCCI situata ad Ostra Vetere, sempre nella zona Classica: Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Villa Bucci Riserva 2007 e il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2009.

 

Ampelio Bucci è profondo conoscitore del vino e dedica attenzioni maniacali alle sue preziose e vecchie vigne che hanno un’età media di 40 anni. I suoi vini maturano (6 mesi il Superiore e 18 mesi la Riserva) in grandi botti di rovere di slavonia da 50-75hl ma l’apporto del legno è irrilevante all’olfattiva e alla gustativa; ne acquistano però i suoi vini in fascino e complessità. Bucci non concede nulla al mercato, infatti i suoi vini escono quando lo ritiene opportuno: la Riserva 2008 è ancora in cantina per scelta di Ampelio, con il quale ricordo di aver degustato qualche anno fa al Vinitaly una Riserva 1983 a dir poco commovente.

 

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO SUPERIORE 2009

 

Naso di grande finezza e varietà, sfuma dalla pesca agli agrumi, poi terra, erbe aromatiche, sensazioni minerali e mandorla. Vivo e scalpitante di freschezza e sapidità in bocca, si sviluppa in progressione sorretto da una energica scia minerale. Per chi sa aspettare durerà ancora a lungo in bottiglia. (Seppie ripiene, risotto con i funghi).

 

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI CLASSICO VILLA BUCCI RISERVA 2007

 

Paglierino con lievi cenni dorati. Quadro olfattivo stratificato, complesso ed elegantissimo; dopo breve attesa si apre su note floreali di ginestra e tiglio, poi fieno, agrumi, mandorla ed erbe aromatiche che si alternano con soffi minerali. Sontuoso in bocca e di grande stoffa si distende morbido, poi in contrasto si scopre una tensione sostenuta da vibrante acidità. Epilogo affascinante di lunghezza infinita. Siamo ai livelli dei grandi Borgogna. Da bere subito o da dimenticare in cantina. (Tagliatelle all’astice, ma perché no una carbonara o un coniglio alla cacciatora)

 

Vi invito ad assaggiare i vini sopradescritti ed a segnalarmi le vostre impressioni sulle note di degustazione.


verdicchi

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